Cosa succederebbe se l’umanità dovesse abbandonare la Terra e qualcuno dimenticasse di spegnere l’ultimo robot? Questa è la premessa della storia ambientata sul nostro pianeta nel 2815, dove come unico abitante è rimastoWALL•E (acronimo di Waste Allocator Load Lifter - Earth Class, cioè sollevatore terrestre di carichi di rifiuti), un industrioso robottino, superstite di un esercito di spazzini meccanici programmati per ripulire la Terra dall’inquinamento creato dall’immondizia. Da settecento anni l’infaticabile WALL•E, che qualcuno ha dimenticato di spegnere, quando l’umanità ha deciso di lasciare la Terra a causa dello stato, apparentemente irrecuperabile, di devastazione del pianeta, continua imperterrito il suo lavoro ammucchiando spazzatura in piccoli cubi di Rubik, diventati alti come grattacieli. Nonostante  la solitudine, la ruggine e le ammaccature Wall E continua diligentemente il proprio lavoro, ignaro della fuga della popolazione terrestre nella stazione spaziale Axiom, dove dilagano tutte le peggiori abitudini consumistiche. Gli umani sono ormai degli esseri passivi, in sovrappeso, che non riescono più a camminare e comunicano tra di loro solo attraverso i monitor. La solitudine di Wall E (l’unico amico del robot è uno scarafaggio) viene interrotta dall’arrivo di Eve, una robot bianca scesa come un miraggio da un’astronave, della quale WALL•E si innamora all’istante. Eve è stata spedita sulla terra per verificare se esistano le condizioni per un eventuale ritorno degli umani. E quando Wall E le offre, inconsapevolmente, una piccola pianta, lei capisce immediatamente che quella  pianta è la prova che sulla Terra c’è ancora la vita. E decide di tornare immediatamente ad Axiom, per dare la fantastica notizia.  Senza fare i conti con il povero Wall E che non è più disposto a restare solo e la segue da clandestino fin sulla stazione spaziale.

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