Offese sui Social: Una lezione da Imparare

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Quando parliamo stiamo spesso attenti a ciò che diciamo, specie a degli sconosciuti, ma allora perchè sui Social Network (che siano essi Facebook, Twitter o altro poco importa) diventiamo improvvisamente Onnipotenti? Così, di colpo, ci sentiamo in grado di giudicare chiunque e qualunque cosa, nella maniera che vogliamo, senza regolare gli impulsi, le parole e le dita: semplicemente OFFENDIAMO!

Ok non vale per tutti, ma sicuramente lo avrete notato anche voi: i Social Network, spesso e volentieri, sembrano essere diventati una latrina di frustrazioni e rabbia.

Offese, minacce, parolacce, auguri di morte, etc etc…senza controllo, buttati li quasi a dare sfogo ai propri problemi quotidiani.

Penso sia normale essere in disaccordo sulle idee, sulle idologie, sui pensieri e tutto il resto, ma perchè sui Social Network perdiamo quell’umanità che invece ci contraddistingue quando siamo a contatto con persone reali? Quasi come fosse un gioco, un passatempo, quasi come se stessimo parlando con esseri virtuali e non esseri umani, come se non sapessimo che, dall’altra parte della tastiera c’è qualcuno che potrebbe prendere le nostre parole in maniera seria, che potrebbe sentirsi realmente ferito e, in casi più rari ma sempre più ricorrenti, addirittura pensare al suicidio…fino ad arrivarci, come in molti casi di CyberBullismo.




I Social network sono una linea molto sottile tra Reale e Virtuale, così sottile diventa sempre più piccola e NOI, come essere umani, dobbiamo capirlo e reagire di conseguenza, umanizzandoci ancora di più e non, come spesso avviene, virtualizzandoci, diventando Leoni da Tastiera…e tutti noi sappiamo che fine fanno le vittime dei Leoni vero? Ecco, magari evitiamo.

Evitiamo di trasformarci in personaggi orribili, che appaiono brutali e bestiali sul Web, che arrivano a dirle così grosse e taglienti da ferire realmente qualcuno.

L’ultimo caso in evidenza riguarda l’On. Scalfarotto che, stufo e ferito dalle centinaia di offese ricevute (fino agli auguri di morte), ha deciso di iniziare a querelare direttamente i “Leoni da Tastiera“, con lettere vere e proprie di avvocati, con richiesta di presentarsi in Tribunale perchè, se ve ne foste resi conto, un’offesa o una minaccia virtuale equivale ad un’offesa e minaccia REALE, passabile di infrazione del Codice Penale (nemmeno Civile, ma Penale)…presente la famosa Fedina Penale? ecco, si sporcherebbe come un tovagliolo tocciato nel  ragù della nonna: hai voglia a pulirlo dopo!

In questo MareMagnum caotico di sterco, per usare un enorme eufemismo, da Social compare però ogni tanto, ma proprio ogni tanto, qualcuno che all’improvviso, e grazie al cielo, scopre di avere il Dono del BuonSenso e del Cervello: è il caso del Prof. Edoardo Zamarra che, raggiunto dalla querela dell’On. Scalfarotto, ha deciso di scrivere questa lettera che riportiamo fedelmente:




Roma, 15.6.2017

All’ On. IVAN SCALFAROTTO
SEDE
Oggetto: Lettera di scuse
Gentile Onorevole,
La prego vivamente di accettare le mie scuse riguardo al commento che, in data 24 luglio 2013, mentre in Parlamento si discuteva della legge scontro l’omofobia, lasciai sulla sua pagina Facebook, il cui testo diceva: “Che ti avvelenino con la stricnina, odioso citrullo in mostra. Puttanone vaticano”.
Preso dalla polemica politica del momento, ho ecceduto nelle parole e la violenza dei termini, anche senza volerlo nelle prime intenzioni, si è trasformata in una violenza personale. Riconosco di aver sbagliato. A volte il dolore è un cattivo consigliere, anzi, pessimo. A volte il cosiddetto “fuoco amico” fa più danni, ferisce di più, durante la lotta comune, di quello avversario. Anche questo capisco, mettendomi oggi nei Suoi panni.
Sempre provando a immedesimarmi con Lei comprendo oggi benissimo quanto sia difficile accettare che persone sconosciute possano esprimere nei tuoi confronti un odio talmente cieco da augurarti addirittura la morte, anche con la conseguenza di aizzare potenzialmente altri a gesti sconsiderati.
E ciò in particolare quando, come nel mio caso, si tratta di persone con titoli di studio avanzati, con esperienze internazionali e con professioni che dovrebbero costituire un modello per i giovani. Sono un professore di scuola superiore, il mio ruolo dovrebbe essere ed è quello di educare i ragazzi al rispetto e all’inclusione. All’uso accorto delle parole, anche, perché spesso esse – anche e soprattutto nelle aule scolastiche – si tramutano in pietre e fanno vittime innocenti. Avrei dovuto essere il primo a non cadere nel tranello dei social media, quello che potenzialmente può trasformare tutti, complice l’anonimato, in bulli, in violenti, in carnefici.
Ci sono invece ottusamente caduto e capisco benissimo la Sua iniziativa di chiedere la tutela della legge, di ottenere la protezione dello Stato. Ha fatto bene, questo è esattamente quello che avrei fatto anch’io, fossi stato al Suo posto.
Le chiedo però di voler considerare il mio ravvedimento, frutto di una lunga e ponderata riflessione, e di considerare il fatto che ho compreso il mio errore. Le chiedo dunque di avere l’umanità di voler rimettere la querela che comprensibilmente ha sporto nei miei confronti, cosicché non si abbia luogo a procedere per le violazioni del codice penale che ho sicuramente commesso.
Proprio in considerazione del mio ruolo, ho deciso inoltre, e mi impegno formalmente con Lei a farlo, di pubblicare questa mia lettera su tutti i miei profili social e Le chiedo di voler fare lo stesso, con la massima evidenza, anche sui suoi profili Facebook, Twitter, LinkedIn eccetera. Poiché ho la fortuna di vivere a contatto con loro, ne parlerò anche con i miei ragazzi a scuola. Chiederò al mio Dirigente scolastico di voler affrontare questo tema, cosicché la nostra comunità scolastica possa parlare di questo rischio, così parte della nostra cronaca e delle nostre vite.
Speriamo insomma che questo nostro incontro, avvenuto in circostanze così negative, possa invece rivelarsi un’opportunità e insegnare a molti altri utenti della rete, soprattutto giovani, quali sono i rischi a cui si va incontro con un uso “disinvolto” dei social media: la violenza, la calunnia, la diffamazione non sono certamente meno gravi se avvengono on line. Tenuto conto di tutto questo, La ringrazierò davvero di cuore se vorrà accettare questa mia richiesta di comprensione e chiudere amichevolmente questo orribile episodio.
Le rinnovo ancora una volta e mie scuse personali e, ora sì, La saluto davvero molto cordialmente.
In fede,
Prof. Edoardo Zamarra”

La Storia completa, scritta proprio dall’On.Scalfarotto, potete trovarla a questo indirizzo: http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2017/07/05/querele-online/




Cerchiamo di imparare la lezione PRIMA di commettere gli stessi errori di tanti, perchè se è vero che “Errare è Umano, Perseverare è Diabolico“, offendere e minacciare (online o offline) è semplicemente…INUMANO

 

Dario Ruscetta, un po’ meno romantico del solito

Lettera di Edoardo Zamarra all'Onorevole Scalfarotto

Lettera di Edoardo Zamarra all’Onorevole Scalfarotto

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